Intervista alla Faculty del Master

Dietro le quinte del Master: le interviste ai professionisti che ci accompagneranno durante la prima edizione del Master Executive in Filantropia Strategica.
24/05/2026

Abbiamo posto 5 domande ai docenti della Faculty, per conoscerli meglio.
Oggi si raccontano:

Alberto Casna

Responsabile Marketing & Business Development in Brightside Capital

“L’istinto e l’intuizione sono preziosi, ma senza un’ANALISI ACCURATA si rischia di non affrontare davvero il problema."

1. Puoi presentarti dicendoci nome, cognome e di cosa ti occupi?

Alberto Casna, dal 2021 sono responsabile marketing e business development in Brightside Capital. Dal 2016 ho anche il privilegio di tenere docenze e testimonianze legate al mondo del marketing in alcune delle più importanti business school in Italia.

2. Cosa insegnerai in questo master e perché pensi sia importante questa materia all’interno dello stesso?

Mi occuperò di strategia di marketing, dei processi alla base dell’elaborazione della strategia stessa e dell’importanza di misurare correttamente i risultati degli sforzi messi sul campo. Proprio avere un processo a mio avviso è uno dei punti più sottovalutati di questo lavoro: si fa troppo spesso affidamento sull’istinto, sull’intuizione, lasciando da parte la fase di analisi che invece è fondamentale per risolvere veramente un problema.

3. Qual è stata la scintilla che ti ha spinto a lavorare in questo campo?

L’incontro tra il percorso personale di ricerca interiore e la consapevolezza che il cambiamento sociale duraturo nasce dall’integrazione tra intenzione, etica e azione concreta.

4. Qual è la cosa che avresti voluto sapere all’inizio della tua carriera e che ora puoi trasmettere agli studenti del master?

Che donare non significa “fare del bene” in astratto, ma assumersi una responsabilità profonda: ascoltare, comprendere i contesti e accettare la complessità dei processi di cambiamento.

5. Qual è un falso mito sul tuo settore che vorresti eliminare e quale aspetto innovativo vorresti promuovere?

Che il marketing è un costo, quando per sua natura porta benefici soprattutto nel lungo termine, per cui va interpretato come un investimento. Solo questo piccolo cambio di mentalità porta con se un approccio diverso e a mio avviso più sensato a questo mondo.

Enrica Lobina

Direttore in Wisedāna Foundation

“Ho sempre pensato che il bene comune si costruisca attraverso RELAZIONI STRUTTURATE , capaci di generare valore condiviso. La vera sfida è renderle EFFICACI e TRASFORMATIVE .”

1. Puoi presentarti dicendoci nome, cognome e di cosa ti occupi?

Mi chiamo M. Enrica Lobina e da oltre vent’anni lavoro nel settore nonprofit e filantropico con ruoli di responsabile e consulente strategico. Mi occupo di raccolta fondi, sviluppo istituzionale e accompagnamento di organizzazioni e fondazioni in percorsi di crescita e trasformazione. Mi impegno per generare cambiamento sistemico attraverso lo sviluppo di relazioni di fiducia e la costruzione di modelli innovativi ad alto impatto. Attualmente sono responsabile di Wisedāna Foundation, un’organizzazione internazionale ispirata ai valori del buddhismo che promuovere una filantropia sistemica orientata all’innovazione sociale.

2. Cosa insegnerai in questo master e perché pensi sia importante questa materia all’interno dello stesso?

Nel Master affronterò il tema della leadership strategica e degli ecosistemi filantropici. In un contesto in continua trasformazione, è fondamentale saper leggere le dinamiche di potere, influenza e visione che attraversano il mondo della filantropia. Serve una prospettiva chiara e aggiornata su come questo campo si sta evolvendo, anche in dialogo con ciò che accade a livello internazionale: non solo come settore ma come leva di cambiamento nei sistemi e nelle relazioni tra i diversi attori in gioco.

3. Qual è stata la scintilla che ti ha spinto a lavorare in questo campo?

Ho sempre pensato che il bene comune non si costruisca attraverso gesti isolati, ma grazie a relazioni strutturate, capaci di generare valore condiviso. La vera sfida è rendere queste relazioni efficaci e trasformative, in grado di attenuare le distorsioni di potere e riequilibrare le disuguaglianze che generano. La filantropia, per me, è lo spazio in cui possiamo costruire e sostenere sistemi che rendano possibile tutto questo ed è ciò che mi spinge a lavorare con passione in questo campo.

4. Qual è la cosa che avresti voluto sapere all’inizio della tua carriera e che ora puoi trasmettere agli studenti del master?

Avrei voluto sapere che:

  • le relazioni sono il vero capitale di questo lavoro (servono alleanze generative basate su visione, cura e ascolto profondo),
  • la complessità non è un ostacolo da semplificare, ma una dimensione strutturale dei sistemi in cui operiamo (e che non la si affronta da soli),
  • per fare scelte trasformative ci vuole coraggio, passione e fiducia.
5. Qual è un falso mito sul tuo settore che vorresti eliminare e quale aspetto innovativo vorresti promuovere?

Un mito da superare è che “basta poco per fare molto”: il cambiamento reale non si improvvisa, richiede tempo, intenzionalità e competenze condivise. L’innovazione che mi sta a cuore è quella che mette al centro le relazioni: una filantropia fondata su fiducia, apprendimento reciproco e corresponsabilità, capace di trasformare i sistemi oltre le soluzioni immediate.

Beatrice Marzi

Consulente in Filantropia Strategica per Brightside Capital e Operations & Philanthropy Senior Manager in Wisedāna

“Il problema non è la mancanza di generosità, ma la mancanza di ASCOLTO, TEMPO e VISIONE .”

1. Puoi presentarti dicendoci nome, cognome e di cosa ti occupi?

Mi chiamo Beatrice Marzi e lavoro nel campo della filantropia strategica. Ho un percorso che intreccia cooperazione internazionale, fundraising, valutazione e apprendimento. Attualmente sono consulente per famiglie imprenditoriali e fondazioni, e responsabile della filantropia strategica per la Fondazione Wisedāna. Negli anni ho accompagnato donatori, organizzazioni non profit e istituzioni in diversi contesti internazionali, lavorando su modelli di trust-based philanthropy e cambiamento sistemico.

2. Cosa insegnerai in questo master e perché pensi sia importante questa materia all’interno dello stesso?

Nel Master mi occuperò di cooperazione internazionale e comunicazione umanitaria, con un focus su aspetti di geopolitica, dinamiche di potere e su come le narrazioni influenzano la percezione dei contesti di fragilità, delle persone coinvolte e delle azioni filantropiche. L’obiettivo è lavorare su forme di comunicazione capaci di restituire complessità, ma soprattutto comprenderla. Inoltre credo che la comunicazione umanitaria sia un tema importante perché è parte integrante dell’intervento filantropico e umanitario: orienta decisioni, risorse, relazioni, strategie. Se usata in modo inconsapevole può rafforzare approcci paternalisti; se agita con responsabilità può invece sostenere pratiche più eque, rispettose e orientate a un cambiamento reale, duraturo ma soprattutto sistemico.

3. Qual è stata la scintilla che ti ha spinto a lavorare in questo campo?

La scintilla è nata lavorando sul campo in contesti di fragilità sociale e instabilità istituzionale. Lì ho visto quanto spesso le risorse arrivino senza una reale comprensione dei bisogni, delle priorità e delle competenze locali. Mi sono resa conto che il problema non era la mancanza di generosità, ma la mancanza di ascolto, tempo e visione. Da quel momento ho iniziato a interrogarmi su come accompagnare donatori e organizzazioni verso pratiche più responsabili, capaci di tenere insieme etica, efficacia e relazioni umane.

4. Qual è la cosa che avresti voluto sapere all’inizio della tua carriera e che ora puoi trasmettere agli studenti del master?

Avrei voluto capire prima che non esistono soluzioni semplici a problemi complessi e che il desiderio di “fare in fretta” spesso produce danni, anche quando nasce dalle migliori intenzioni. Oggi vorrei trasmettere l’importanza di rallentare, di fare domande migliori, di progettare nel lungo periodo e di considerare la valutazione non come un controllo, ma come uno strumento di apprendimento condiviso. E soprattutto, che lavorare nella filantropia significa assumersi una responsabilità politica e culturale, non solo tecnica.

5. Qual è un falso mito sul tuo settore che vorresti eliminare e quale aspetto innovativo vorresti promuovere?

Un falso mito molto diffuso nel settore è l’idea che basti poco per fare molto. Questa narrazione, spesso ben intenzionata, rischia di semplificare eccessivamente la complessità dei problemi sociali e di legittimare interventi frammentati, sottodimensionati o privi di continuità. Il cambiamento reale richiede tempo, risorse adeguate, competenze e assunzione di responsabilità lungo tutto il processo. L’aspetto innovativo che desidero promuovere è un approccio alla filantropia fondato su fiducia, apprendimento e corresponsabilità. Una filantropia capace di utilizzare strumenti avanzati – dalla valutazione all’intelligenza artificiale – senza perdere la dimensione umana del dono, e orientata a generare valore pubblico nel tempo, non solo risultati immediati o facilmente raccontabili.

Federico Mento

Co-direttore di Ashoka Italia e Segretario Generale di Social Value Italia

VALUTARE ci aiuta a comprendere ciò che funziona, ciò che invece non ha funzionato, dove possiamo MIGLIORARE , cosa dobbiamo CAMBIARE .”

1. Puoi presentarti dicendoci nome, cognome e di cosa ti occupi?

Mi chiamo Federico Mento, sono co-direttore di Ashoka Italia. Dal 2020 e dal 2015 rivesto il ruolo di segretario generale di Social Value Italia.

2. Cosa insegnerai in questo master e perché pensi sia importante questa materia all’interno dello stesso?

Mi occuperò di valutazione dell’impatto, un tema che ha assunto crescente centralità negli ultimi 10 anni. A mio avviso la valutazione è un potente strumento per favorire la riflessività delle organizzazioni: valutare non è soltanto un esercizio di accountability, piuttosto è parte del processo di pianificazione strategica. Valutare ci aiuta a comprendere ciò che funziona, ciò che invece non ha funzionato, dove possiamo migliorare, cosa dobbiamo cambiare. Valutare ci aiuta ad aprirci al cambiamento. In un tempo contraddistinto dall’accelerazione costante dei cambiamenti, valutare ci consente di gestire meglio le complessità nelle quali siamo immersi.

3. Qual è stata la scintilla che ti ha spinto a lavorare in questo campo?

Un incontro nell’estate del 2000. Iniziai un periodo di volontariato in un’organizzazione attiva nel carcere, e quel periodo che doveva essere di pochi mesi, durò cinque anni. Quell’incontro fu così trasformativo che cambiò completamente la traiettoria della mia vita. Furono anni “pieni” sia da un punto di vista professionale che umano.

4. Qual è la cosa che avresti voluto sapere all’inizio della tua carriera e che ora puoi trasmettere agli studenti del master?

Certamente la centralità del punto di vista delle persone verso cui si rivolge il nostro intervento. Spesso il rischio è proiettare le nostre aspettative, la nostra visione del mondo sugli altri, quasi fossero dei recipienti vuoti da riempire. Ascolta davvero è un requisito fondamentale per costruire degli interventi che siano efficaci, generando dei processi di emancipazione e autentica autonomia.

5. Qual è un falso mito sul tuo settore che vorresti eliminare e quale aspetto innovativo vorresti promuovere?

Di certo, vorrei superare il falso mito della scarsezza delle competenze. Nelle organizzazioni della società civile ci sono persone molto qualificate, con background accademico, esperienze diversificate. Chi opera nel terzo settore è tendenzialmente incline ad utilizzare un registro misurato, sottotono, dovremmo imparare, invece, ad essere più orgogliosi di chi siamo e di ciò che facciamo.

Filippo Scianna

Presidente presso Unione Buddhista Italiana

“La Filantropia non è solo uno strumento operativo, ma una pratica che orienta il SENSO DELL’AGIRE e la QUALITÀ DELL’IMPATTO .”

1. Puoi presentarti dicendoci nome, cognome e di cosa ti occupi?

Filippo Scianna, presidente della Fondazione Wisedāna e dell’Unione Buddhista Italiana. Mi occupo di filantropia, leadership consapevole e processi di trasformazione sociale ispirati ai valori etici e spirituali.

2. Cosa insegnerai in questo master e perché pensi sia importante questa materia all’interno dello stesso?

La mia docenza avrà questo tema: Valori filantropici: modalità erogative e identità “ e sarà incentrata sui valori che motivano la filantropia: consapevolezza, responsabilità, compassione e visione sistemica. Ritengo questa materia fondamentale perché la filantropia non è solo uno strumento operativo, ma una pratica che orienta il senso dell’agire e la qualità dell’impatto.

3. Qual è stata la scintilla che ti ha spinto a lavorare in questo campo?

L’incontro tra il percorso personale di ricerca interiore e la consapevolezza che il cambiamento sociale duraturo nasce dall’integrazione tra intenzione, etica e azione concreta.

4. Qual è la cosa che avresti voluto sapere all’inizio della tua carriera e che ora puoi trasmettere agli studenti del master?

Che donare non significa “fare del bene” in astratto, ma assumersi una responsabilità profonda: ascoltare, comprendere i contesti e accettare la complessità dei processi di cambiamento.

5. Qual è un falso mito sul tuo settore che vorresti eliminare e quale aspetto innovativo vorresti promuovere?

Un falso mito è che la filantropia sia solo una questione di risorse economiche. L’innovazione che desidero promuovere è una filantropia consapevole, capace di unire interiorità, competenze e valutazione dell’impatto.